Descrizione progetto

La grande bruttezza
fotografie di Enrico Minasso

7 11 2014 – 13 12 2014
Miler Casa d’Arte, Capolago

 

La trasformazione del territorio non è avvenuta per caso, ma è il risultato di una scelta politica che ha preferito, in una sorta di abbraccio mortale, favorire e legittimare le attività degli operatori del settore edilizio (architetti, imprese ecc.) rispetto alle esigenze simboliche e di appartenenza della comunità.
Le autorità avrebbero invece dovuto applicare una sana e logica tutela dell’eccellente già esistente. Non sempre il nuovo è portatore di valori positivi. La moltiplicazione dei volumi concessa dalle autorità amministrative ha rotto ogni logico argine; il deprimente trionfo del gusto contemporaneo sta materialmente distruggendo la nostra identità storica.
In tempi passati ogni edificazione rispondeva a un preciso ventaglio di requisiti e in generale la durata qualitativa non prevedeva rimpiazzi. Si costruiva per durare nel tempo. La maggior parte delle costruzioni contemporanee, quelle che hanno trasformato radicalmente le nostre città, rispondono al contrario ad altri parametri. Ciò che interessa in primis è il profitto; non importa durare nel tempo, ma fare cassa, fino a drogare, dopare la volumetria progettata e costruita.
Queste illogiche trasformazioni, spesso visivamente brutte, fanno l’interesse di pochi speculatori, danneggiando la popolazione sempre più strozzata nei costi e irritata alla vista. Questo sfruttamento abnorme del territorio richiede sempre più energia, costosa e dannosa per l’ambiente, e a stretto giro di tempo ha un continuo bisogno di rinnovo, restauro o riadattamento.
Come se non bastasse, la sempre più veloce trasformazione ha modificato sensibilmente l’immagine e il carattere originario del paesaggio, che nella maggior parte dei punti chiave del cantone aveva reali e autentici caratteri poetici.
Si può fare profitto anche con il rispetto dei valori che ci hanno preceduto, quelli che le autorità non si sono degnate di mettere in cima alle loro priorità. La politica ha l’obbligo di salvare il salvabile e introdurre misure a tutela di quel che resta del patrimonio storico ereditato.
Oggi proteggere e difendere i segni e le emergenze storiche sopravvissute nel tessuto urbano è difficile e complesso, ma è un tema impellente e necessario che va affrontato con fermezza e onore dalle autorità cantonali.

Julia Kessler e Milo Miler

Enrico Minasso (1961) svolge l’attività di fotografo dal 1986 e si occupa principalmente di architettura, ritratti, reportage industriale e antropologico.  Predilige il bianco e nero. Vive e lavora ad Acqui Terme.
Sue pubblicazioni: Luoghi d’ombre, Le fucine di Bamako, La valle di Sella, Meraviglie in scatola, Stromboli, Come sto bene qui, Dancalia “la piana del sale”.