Descrizione progetto

Gentō-ban
Il Giappone dell’Ottocento nelle diapositive della Collezione Perino

Felice Beato, Kusakabe Kimbei, Adolfo Farsari e altri

18 07 2014 – 25 01 2015
Museo delle Culture, Lugano

 

La Collezione Perino è una raccolta appassionata di immagini del Giappone della fine dell’Ottocento. Non solo fotografie all’albumina, ma anche le sorprendenti gentōban, diapositive di vetro minutamente colorate a mano dagli artisti giapponesi di epoca Meiji (1868-1912).
Il significato letterale del termine gentōban sottolinea innanzitutto la funzione e l’aspetto formale del supporto. Gentō significa infatti “illusione di luce”, ma è anche il nome della lanterna magica, l’apparecchiatura, assai comune a quel tempo, con cui le lastrine (ban) erano proiettate sulle pareti di quelli che possiamo considerare, a tutti gli effetti, i domestici antenati dei nostri cinema.
A scorrere sulle pareti erano le immagini di un Giappone da cartolina fatto di geishe e samurai, di giardini incantati e paesaggi che ricalcavano nitidamente l’armamentario ideologico dell’esotismo. Le immagini esaltano il sentimento di nostalgia di un’intera generazione di individui sospesi fra due ere e fra due mondi: non soltanto i globetrotter europei che fuggivano dalla noia e dai grigiori dell’Europa dell’età industriale, ma anche i giapponesi che, impegnati in un processo di modernizzazione che in pochi decenni avrebbe irreversibilmente trasformato il loro paese, mascheravano il proprio bisogno d’identità e la ricostruzione di un passato che stava scomparendo fra le quinte illustrate di un mondo onirico.

 

Le opere della Collezione Perino provengono da studi fotografici giapponesi, europei e statunitensi e sono state realizzate da autori diversi. In alcuni casi è possibile individuare sia gli autori delle immagini riprodotte sui vari supporti (diapositive, fotografie all’albumina e cromolitografie), sia gli autori dei supporti stessi.
Molti degli autori appartengono alla cosiddetta Scuola di Yokohama, una delle prime espressioni fotografiche in Giappone. Yokohama fu il principale porto del Giappone che si aprì agli stranieri e qui, prima che altrove, si sviluppò il grande commercio delle fotografie all’albumina colorate a mano, conservate in splendidi album di lacca che i turisti occidentali portavano a casa quale souvenir del Giappone. Ai suoi esordi, verso gli anni Sessanta dell’Ottocento, la Scuola di Yokohama annoverava autori occidentali, ma verso la fine del secolo, ormai, i fotografi giapponesi gestivano saldamente la produzione e il commercio delle immagini fotografiche.
Nello stesso periodo tali immagini venivano prodotte su molteplici supporti: le diapositive di vetro della Collezione Perino ne sono un fulgido esempio. Ciò che in particolare la collezione mostra al pubblico è la diffusione a livello globale delle immagini fotografiche della Scuola di Yokohama. Accanto alle diapositive realizzate in Giappone, se ne trovano infatti altre le cui immagini furono scattate in Giappone, ma il cui supporto era prodotto in Occidente presso grandi aziende produttrici, come la ditta Keystone & Co. di Meadsville o la Underwood & Underwood di New York. Per comprendere la portata del fenomeno si consideri che quest’ultima, nel 1901, produceva quasi 25’000 stereografie al giorno.
Lo stesso discorso vale per le cromolitografie in esposizione. Si tratta di stampe a colori realizzate nel 1905 dall’azienda Sears, Roebuck & Co. a Chicago, ma i cui scatti originali furono prodotti nello studio fotografico di Enami a Yokohama tra il 1896 e il 1900.