Descrizione progetto

Lungo il binario Mendrisio-Stabio
fotografie di Giovanni Luisoni

04 10 2014 – 11 01 2015
Museo della civiltà contadina del Mendrisiotto, Stabio

 

La camera chiara: dove con “camera chiara” il critico e linguista francese Roland Barthes intende sì gli strumenti messi a disposizione della fotografia dalle tecnologie informatiche, ma si riferisce anche a un apparecchio antecedente alla fotografia che permetteva di disegnare per mezzo di un prisma, avendo un occhio sul modello e l’altro sulla carta. In questo senso la fotografia manifesta tutta la sua esteriorità documentale, ma anche e ancor più la sua interiorità misteriosa, impenetrabile, non rivelata. Al di là della tecnica, della trovata, del tempismo, al di là di tutte le sfide del probabile e del possibile, per Barthes il fotografo agisce su ciò che fotografa, su quel particolare momento in cui qualunque cosa diventa il massimo valore. La “veggenza” del fotografo consiste nel cogliere il momento, il luogo, gli elementi giusti per individuare questo valore.
Nel nostro caso il tema è ampio, sia diretto che mediato. Si concentra “lungo il binario”, in un luogo ben definito e concluso, tra qui e là, tra Mendrisio e Stabio fino al confine, ma in verità si insinua nelle emozioni, nei sentimenti, nelle drammaturgie interiori. La ricerca non si ferma all’espediente, al sensazionale o viceversa all’ornamento barocchistico, come in tanta parte della fotografia moderna, che deve “far colpo”. Non confonde la purezza, mi vien da dire l’onestà dello sguardo. Giovanni Luisoni non è un vetrinista della fotografia.
Per lunga esperienza sa che senza contenuti e senza progettualità di lunga durata le immagini, anche se esteticamente belle, producono solo dei balbettii. La vocazione estetica da sola non basta a consegnare l’autore alla sfera dell’arte.

Dalmazio Ambrosioni

 

Giovanni Luisoni nato a Stabio il 2 ottobre 1944, dal 1970 abita a Morbio Superiore. Dopo la formazione di pittore decoratore, nel 1972 diventa fotografo, prima professionista poi indipendente.
“Ritrattista di paesaggio ha continuato a cogliere nello spazio relativamente piccolo del Mendrisiotto i motivi per un discorso più ampio, universale. In quel lembo di terra ancora oggi fotografa i segni di una rivoluzione epocale che coinvolge tutti ovunque. Individuare il generale nel particolare, questa la lezione di Pedroli”. “Mi considero un ritrattista del paesaggio e di persone in quanto parte del paesaggio; di terre e rocce, acque e gole, colline e distese pianeggianti di cui talvolta la gente ha assunto anche le sembianze”.
Dopo la prima personale nel 1976 alla Galleria La Greppia alla Pauzella di Novazzano e soprattutto dopo la mostra antologica che gli ha dedicato il Comune di Chiasso nel 1988 ha tenuto una serie di esposizioni in Svizzera, Italia e Francia.
“I suoi libri di fotografie sono dedicati al paesaggio, al territorio, alle persone che lo abitano e in particolare al silenzio dei luoghi, che perdura anche nelle situazioni convulse di oggi”. Nel 2003 l’editore Salvioni di Bellinzona gli pubblica il suo primo volume;”Quattro passi in valle”, seguìto nel 2005 da: “Ai confini della Breggia”; Nel 2008 “Vigino-Dentro la masseria”e nel 2014 “Lungo il binario Mendrisio-Stabio”.
Sulla sua opera sono intervenuti vari autori, tra i quali: Graziano Papa, Gino Macconi, Alberto Nessi, Mario Botta, Amleto Pedroli, Maria Corti, Gertrud Leutenegger, Dalmazio Ambrosioni.
Sue fotografie sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private in Svizzera e all’estero.