Descrizione progetto

Werner Bischof (1916–1954).
La trasformazione dell’immagine

12 10 2014 – 11 01 2015
m.a.x. museo,  Chiasso

 

 

Mostra a cura di
Marco Bischof
Angela Madesani
Nicoletta Ossanna Cavadini
La mostra s’inserisce nella 9a edizione della Biennale dell’immagine, manifestazione focalizzata sull’arte fotografica e sulle arti visive contemporanee.
L’esposizione al m.a.x. museo presenta un’esposizione dedicata al fotografo svizzero Werner Bischof (1916-1954), a sessant’anni dalla sua scomparsa.
Bischof è riconosciuto come uno dei più grandi fotoreporter del XX secolo – si ricordino le sue collaborazioni eccellenti per la Magnum e riviste come “Life”, “Vogue” e la svizzera “Du”. Tuttavia, Bischof ha sempre rifiutato l’etichetta di “fotoreporter”, preferendo quella di “artista” per il suo approccio umanistico votato all’osservazione della storia e delle vicende umane in una sorta di principio di trasformazione dell’immagine. I suoi scatti colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza, per l’empatia e l’umanità che riescono a comunicare: fotografie che sono entrate in maniera indelebile nell’immaginario del Novecento.
Bischof ha frequentato la Kunstgewerbeschule a Zurigo e ha iniziato la sua attività professionale come grafico; in questo ambito ha conosciuto personalmente Max Huber, con cui è rimasto in contatto recandosi spesso in Canton Ticino e mantenendo rapporti con Chiasso e la sua zona di frontiera.
In mostra al m.a.x. museo oltre 200 fotografie – fra cui diversi vintage – immagini divise in otto sezioni (Zurigo 1945; Europa dopo la seconda guerra mondiale 1945-1950; Chiasso 1945-1950; i vari reportage per la Magnum: Giappone 1951-1952, Corea 1951-1952, Hong Kong/Indocina 1951-1952, India 1951-1952, North/South America 1953-1954), che illustrano la “costruzione concettuale” dei reportage. Inedita la sezione documentaria che riguarda Chiasso (1945-1950) e Rimini (1946) con un particolare spaccato sull’iniziativa umanitaria del CEIS – Centro Educativo Italo Svizzero cui partecipò come animatrice la sua futura moglie, Rosellina Mandel Bischof. I materiali esposti provengono dal’Archivio della Fondazione Werner Bischof di Zurigo, dall’Agenzia Magnum di Parigi, dall’Archivio della Zürcher Hochschule der Künste, ZHdK, dalla Collezione Marco Antonetto di Lugano, dall’Archivio d’impresa della Bally a Olten, dalla Biblioteca dell’Accademia di Mendrisio oltre che dall’Archivio della Fondazione Margherite Zoebeli a Rimini.